EN1 - Materie prime utilizzate per peso o volume
Le
materie prime utilizzate comprendono solamente materiali non rinnovabili, ovvero
quei materiali che non si rigenerano nel breve periodo.
Nella
realtà produttiva del Gruppo Enel, i materiali di consumo sono utilizzati principalmente
negli impianti termoelettrici e nucleari e nelle perforazioni geotermiche.
I
loro impieghi evidenziano una maggiore attenzione ambientale da parte dell’Azienda
che li utilizza in vari processi di trattamento.
Tra
i principali materiali, e i loro usi più comuni, si segnalano:
- ammoniaca (20.567 t): è utilizzata per regolare il pH dell’acqua del ciclo termico e soprattutto come reagente nel processo di denitrificazione dei fumi;
- calcare (1.097.191 t): è il reagente utilizzato nel processo di desolforazione dei fumi;
- calce (33.374 t): è utilizzata per la sua capacità neutralizzante e/o flocculante, essenzialmente nel trattamento delle acque reflue;
- acido solforico e acido cloridrico (15.111 t) e soda caustica (32.118 t): hanno l’uso più comune nella rigenerazione delle resine a scambio ionico e nei lavaggi di varie apparecchiature, ma sono usati anche nel trattamento delle acque reflue; in campo geotermico, la soda ha anche vari impieghi tra cui l’additivazione dei fanghi usati per la perforazione dei pozzi;
Per i dati relativi ai principali materiali di consumo si rimanda alle tabelle a pag. 183 alla fine di questo capitolo.
Inoltre, nelle attività di produzione elettrica sono utilizzati:
- resine (504 t): vengono utilizzate per produrre, attraverso il meccanismo dello scambio ionico, l’acqua ad alta purezza destinata al ciclo termico degli impianti termoelettrici a vapore;
- idrazina (83,4 t), carboidrazide (296 t) e acqua ossigenata (0,230 t): sono usate nei circuiti acqua e vapore del ciclo termico per ottenere la deossigenazione e la regolazione del pH;
- ossido di magnesio (326 t): viene iniettato nel circuito fumi delle caldaie degli impianti termoelettrici alimentate con combustibile contenente vanadio per evitare la corrosione delle superfici di scambio termico dovuta all’azione indiretta del vanadio stesso;
- ipoclorito di sodio (5.827 t), biossido di cloro (0,514 t), solfato ferroso (272 t), cloruro ferroso (40,1 t) e fosfato trisodico (35,6 t): vengono additivati occasionalmente alle acque di raffreddamento delle centrali termoelettriche a vapore per evitare depositi e incrostazioni o per proteggere dalla corrosione le superfici dei tubi dei condensatori;
- cloruro ferrico (1.239 t) e polielettrolita (120 t): sono utilizzati, per le loro capacità neutralizzanti e/o flocculanti, essenzialmente nel trattamento delle acque reflue;
- bentonite (1.739 t): è un’argilla che costituisce i fanghi usati nella perforazione dei pozzi geotermici;
- barite (471 t): è usata in casi particolari per appesantire i fanghi bentonitici e migliorarne conseguentemente l’efficacia nella perforazione di formazioni rocciose meccanicamente instabili;
- cemento geotermico (4.559 t): è usato per la giunzione delle pareti in acciaio dei nuovi pozzi e per la chiusura mineraria dei pozzi inutilizzati; Infine, dalla generalità degli impianti provengono i materiali di consumo come l’olio lubrificante, l’olio dielettrico, gli antincrostanti, i disincrostanti, i deossidanti, gli antischiuma, i detergenti, gli anticongelanti, l’anidride carbonica e l’idrogeno in bombole ecc. per un totale di 12.519 tonnellate.
I combustibili
Sostanzialmente di origine fossile, i combustibili sono utilizzati, per la quasi totalità, come fonte di energia per la produzione termoelettrica.
- Il consumo di olio combustibile è ripartito in base al tenore di zolfo (AT Z = alto: >2,5%; MTZ = medio: >1,3% e ≤2,5%; BTZ = basso: >0,5% e ≤1,3%; STZ = bassissimo: ≤0,5%).
- Il carbone e la lignite vengono usati in impianti normalmente dotati di desolforatori e di denitrificatori dei fumi.
- Il gasolio, in quanto combustibile di costo elevato, ha impiego eccezionale. È usato nelle centrali con turbine a gas in ciclo semplice non allacciate alla rete del gas naturale (come combustibile di emergenza negli altri impianti con turbine a gas), in quelle con motori diesel (che alimentano alcune isole minori), nell’avviamento degli impianti termoelettrici a vapore, nelle caldaie ausiliarie e nei gruppi elettrogeni di emergenza.
- Il consumo di gas naturale è ripartito, in base al tipo di impiego, in non tecnologicamente obbligato (quando il gas è impiegato in base a una scelta aziendale) e tecnologicamente obbligato (quando il gas è destinato alle turbine a gas in ciclo semplice e combinato nonché di potenziamento, per le quali rappresenta di fatto l’unico combustibile).
- Il contributo dei combustibili non fossili è costituito da:
- combustibile da rifiuti (CdR), utilizzato in co-combustione con il carbone;
- biomassa solida, utilizzata come combustibile principale o anch’essa in co-combustione con il carbone;
- biodiesel, utilizzato in alcuni turbogas situati nelle isole minori;
- biogas, utilizzato in alcuni piccoli impianti con motori alternativi situati in Spagna.
Gas
naturale e, negli avviamenti, gasolio alimentano le caldaie utilizzate per il riscaldamento
– e la fluidificazione, prima del suo trasferimento a destinazione – dell’olio
combustibile presente nei serbatoi dei depositi di olio combustibile.
Piccole
quantità di gasolio sono, inoltre, impiegate per il funzionamento dei macchinari
usati nelle perforazioni geotermiche e dei gruppi elettrogeni installati nella
generalità degli impianti.
Il consumo dei singoli combustibili, derivante da quello misurato e certificato nei singoli impianti, viene espresso in unità metriche (migliaia di tonnellate o milioni di metri cubi); per sommare i vari contributi viene, invece, utilizzata la corrispondente potenzialità energetica, espressa in migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio (tep).
Il
consumo di combustibili fossili su tutto il perimetro Enel è aumentato dai
circa 33,1 Mtep del 2008 ai circa 37,4 Mtep del 2009 a causa del consolidamento
totale di Endesa (avvenuto nel mese di febbraio 2009) e per la diversa
incidenza di OGK-5, estesa per la prima volta all’intero anno.
Il
mix di combustibili è caratterizzato da un ampliamento della quota del carbone,
da un lieve incremento del gasolio e da una flessione della lignite, del gas naturale
e dell’olio combustibile.
Per
quanto riguarda il contributo dei prodotti con diverso tenore di zolfo,
rispetto al 2008 è rimasto sostanzialmente invariato - e prossimo allo zero –
quello dell’olio ad alto tenore di zolfo (0,2%), è diminuito quello dell’olio a
medio tenore di zolfo (passato dal 12% al 10%), è aumentato quello dell’olio a
basso tenore di zolfo (dal 59% al 68%) e si è ridotto quello dell’olio a
bassissimo tenore di zolfo (dal 29% al 22%).
Il fluido geotermico
Sotto forma di vapore con adeguati
valori di pressione e temperatura il fluido geotermico costituisce la fonte di
energia per la produzione geotermoelettrica.
Quando
le caratteristiche termodinamiche del fluido estratto non sono compatibili con
la produzione geotermoelettrica stessa, esso può essere comunque utilizzato allo
stesso scopo in modo indiretto, ricorrendo a cicli binari (è il caso del Nord America,
dove la risorsa geotermica è costituita da una salamoia di moderata salinità e
con temperatura compresa tra 135 e 165 °C), o può essere destinato a usi non
elettrici, oggi limitati, nel caso Enel, alla fornitura di calore (soprattutto riscaldamento
di serre e teleriscaldamento di edifici, ma anche calore di processo nell’industria
alimentare). Per fornire calore viene usato anche il fluido disponibile dopo l’espansione
nell’unico gruppo geotermoelettrico con turbina a scarico libero.
La
producibilità dei campi geotermici è sostenuta in maniera determinante dalla reiniezione,
all’interno del serbatoio geotermico, dell’acqua trascinata dal vapore e
separata da questo all’uscita dei pozzi, delle condense del vapore espanso
nelle turbine, del liquido risultante dal fluido impiegato nel circuito
primario dei cicli binari e di quello residuo degli usi non elettrici. La
reiniezione, operando nel profondo, non comporta, come del resto l’estrazione,
alcun rischio per le falde idriche superficiali che, oltretutto, sono isolate
dai pozzi grazie alla presenza di tubazioni di rivestimento, cementate al
terreno e tra loro.
La
differenza tra fluido complessivamente estratto e liquidi reiniettati è dovuta all’incondensabilità
dei gas contenuti nel vapore geotermico, all’evaporazione e al trascinamento
delle condense nelle torri di raffreddamento (cause di gran lunga
preponderanti) nonché alle inevitabili perdite.
Dal
confronto dei risultati del 2009 con quelli del 2008 emerge il notevole aumento
del fluido utilizzato, in relazione all’apertura dei nuovi pozzi di Stillwater e
Salt Wells (Nevada - USA).
Il combustibile nucleare
Impropriamente chiamato “combustibile”,
l’uranio naturale arricchito è la fonte di energia per la produzione
nucleotermoelettrica.
L’uranio
che si trova in natura è sostanzialmente composto da due isotopi: uranio 238
per circa il 99,3% e uranio 235 per lo 0,7% soltanto (l’uranio 234 rappresenta infatti
appena lo 0,056%).
L’arricchimento
– abitualmente ottenuto mediante diffusione o centrifugazione di un composto
gassoso dell’uranio (l’esafluoruro, UF6) – ha lo scopo di innalzare il tenore di U235 a valori
tipicamente compresi nell’intervallo 3-5%. Infatti, è soltanto l’U235 a essere
fissile,caratteristica che consente al nucleo di un atomo colpito da un
neutrone lento di spezzarsi in due nuclei più piccoli (fissione), liberando
energia e altri neutroni (veloci); questi, rallentati dall’azione ‘moderatrice’
svolta, nei reattori ad acqua leggera, dall’acqua (avente anche la funzione di
vettore del calore prodotto dalla fissione), vanno a colpire altri nuclei dando
luogo a una reazione a catena.
Il
combustibile nucleare può generare una quantità di energia superiore di oltre 50.000
volte a quella liberata nella combustione di un’uguale massa di olio combustibile.
La
gestione del combustibile nucleare da parte dell’operatore di una centrale nucleotermoelettrica
contempla tre fasi:
- approvvigionamento del combustibile fresco;
- trasporto e deposito del combustibile fresco in centrale (a secco nell’edificio reattore o in piscine), preparazione della ricarica, effettuazione della ricarica, prove durante l’avviamento, monitoraggio durante l’esercizio, scarico dal reattore e deposito nelle piscine dei reattori prima del trasferimento nelle piscine del deposito temporaneo;
- definizione del servizio per il trasferimento del combustibile esaurito nelle piscine del deposito temporaneo (ove esistente, tale deposito può essere interno o esterno alla centrale) ovvero al riprocessamento; il trasferimento al deposito temporaneo o al riprocessamento è necessario dopo un certo numero di anni di funzionamento della centrale per non saturare la capacità di deposito delle piscine dei reattori.
La
ricarica si rende necessaria allorché il combustibile, dopo alcuni anni di utilizzazione
nel reattore, perde di efficienza per la diminuzione del tenore di U235
conseguente alla fissione.
Di
fatto, l’operazione avviene con frequenze di 12, 18 o 24 mesi, ma riguarda soltanto
una frazione del combustibile. La ricarica è accompagnata dal riposizionamento
(“shuffling”) all’interno del reattore della parte del combustibile che non
viene scaricata, con l’obiettivo di ottimizzare l’efficienza di utilizzazione del
combustibile stesso e quella complessiva dell’impianto. Si osserva che il combustibile
esaurito è costituito da prodotti di fissione (rifiuti radioattivi ad alta attività
e a lunga vita) solamente nella misura del 3% circa; la restante parte è costituita
per il 96% circa da uranio non utilizzato – che, una volta recuperato mediante
riprocessamento, potrà essere destinato alla produzione di nuovo combustibile –
e per l’1% circa da plutonio (prodotto secondario generato mediante reazioni
nucleari e decadimenti radioattivi a partire dall’U238), i cui isotopi Pu239 e
Pu241 sono fissili. Anche il plutonio può essere riprocessato, come
combustibile MOX (combustibile misto ossidato costituito da UO2 + PuO2).
Si
tratta di una miscela costituita da combustibile normale più sostanze fissili (plutonio).
Il contenuto di plutonio nel MOX si aggira intorno al 7-9% (è miscelato con
uranio impoverito) ed equivale a combustibile di ossido di uranio arricchito
del 4,5% in U235.


