FOCUS - Il nostro impegno sul nucleare

Il compito dell’industria energetica è quello di garantire forniture sicure, economiche e sostenibili, ricorrendo a tutte le migliori tecnologie a disposizione e investendo nella ricerca e nell’innovazione, per rendere più efficienti quelle esistenti e metterne a disposizione di nuove.
Sono proprio questi gli elementi alla base del rinnovato interesse di Enel, sia a livello internazionale che nazionale, della generazione da fonte nucleare. Più precisamente, le motivazioni alla base del suo rilancio derivano da ragioni strategiche di indipendenza energetica e di lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici.
Inoltre, ragioni economiche relative alla volatilità dei costi delle fonti fossili tradizionali legate al prezzo del petrolio, come ad esempio il gas, oltre che l’instabilità politica dei principali paesi fornitori di petrolio e gas naturale, suggeriscono per l’Europa, e ancor più per l’Italia, la necessità di avere un mix energetico più bilanciato e sostenibile.

Abbattimento delle emissioni di CO2

Il nucleare è in grado di offrire un contributo decisivo alla lotta al cambiamento climatico. Nella fase operativa dell’impianto la generazione di energia elettrica avviene senza produzione di CO2; qualora si consideri l’intero ciclo di vita, inclusa la fase di costruzione, di decommissioning ed il ciclo del combustibile nucleare a partire dall’estrazione del minerale fonte, il nucleare è una delle fonti energetiche, anche rispetto alle fonti rinnovabili, a più bassa emissione equivalente di CO2: questa caratteristica lo rende un asset irrinunciabile, specie considerati gli obiettivi sfidanti rappresentati dal Protocollo di Kyoto e dalla conseguente politica europea del 20/20/20(1).

(1) Entro il 2020, riduzione di almeno il 20% di gas serra; 20% di energie rinnovabili nel mix energetico della UE; riduzione del 20% dei consumi di energia attraverso l’incremento dell’efficienza energetica."

Diminuzione della dipendenza energetica dall'estero

In Italia, allo sbilanciamento del mix produttivo si aggiunge una quasi completa dipendenza dall’import (per il 78% della generazione totale):

  • per il 12% (43,4 TWh) si tratta di import di energia elettrica (principalmente da Francia, Svizzera e Slovenia);
  • per il 66% (230 TWh) è elettricità prodotta da combustibili importati (di cui gas per il 66%, per il 18% carbone, e da olio /altro per il 16%).

Con questo mix energetico, non solo non viene garantita una fornitura di energia elettrica a prezzi competitivi, ma anche la sicurezza dei nostri approvvigionamenti viene messa a rischio, in quanto dipendente da pochi Paesi, il più delle volte caratterizzati da instabilità geopolitica. Questa scarsa differenziazione delle fonti e dei Paesi di approvvigionamento rende l’Italia particolarmente vulnerabile alle incertezze che caratterizzano il mercato globale dell’energia. Invece, rispetto al gas e al petrolio, l’uranio è una risorsa distribuita più uniformemente, e in Paesi geopoliticamente stabili, ad esempio Australia e Canada.

Economicità

Il sistema energetico italiano soffre di un mix di produzione molto sbilanciato verso le fonti più costose:

  • più del 40% dell’energia elettrica, circa 150 TWh, è prodotta da cicli combinati a gas;
  • le fonti rinnovabili rappresentano circa il 19% della produzione totale (con una componente idroelettrica importante);
  • le centrali ad olio, gas (escluso CC GT) e quelle a carbone rappresentano insieme circa il 30% della produzione italiana;
  • si fa infine ricorso all’import per il 12% circa della domanda totale.

In Italia quindi il 66% circa dell’elettricità è prodotto con gas e olio, più del doppio della media europea (27%).
Lo squilibrio del mix di generazione italiano comporta per il Paese un costo della bolletta energetica mediamente più elevato dei nostri vicini europei.
Questo deriva essenzialmente dagli alti costi di produzione legati all’utilizzo di cicli combinati a gas, al basso ricorso al carbone di ultima generazione e alla totale assenza di nucleare nel nostro portafoglio.

Il ricorso al nucleare di III generazione avanzata consentirebbe una riduzione del costo di produzione del 20% circa (2) rispetto agli impianti a gas a ciclo combinato (CC GT).
In uno scenario in cui il petrolio e le quote della CO2 hanno prezzi alti, la convenienza di questa fonte è significativa.
Sempre per quanto riguarda i fattori di economicità, è importante notare che l’incidenza del costo del combustibile su quello di generazione è molto limitata:

  • ad un aumento del 100% del costo dell’uranio corrisponde un aumento del solo 8% del costo di generazione;
  • per un ciclo combinato, ad un aumento del 100% del costo del combustibile corrisponde un aumento del 70% del costo di generazione.

Da ciò deriva che l'unica soluzione perseguibile passa attraverso una profonda ristrutturazione del mix produttivo italiano che consenta all’Italia di poter sfruttare tutte le tecnologie ad oggi disponibili.
Nel quadro complessivo appena delineato, includere il nucleare nel parco generazione nazionale rende il mix di fonti energetiche più equilibrato e sostenibile per tutto il sistema Paese, che altrimenti subirebbe i costi maggiori derivanti dalla volatilità dei combustibili fossili e dal non raggiungimento degli obiettivi ambientali.

(2) Questo in uno scenario in cui il costo del petrolio si attesti intorno ai 60 USD/barile e si consideri un prezzo per le emissioni di CO2 pari a circa 25 EUR/tonnellata"

Obiettivi del Governo italiano

Noti i vantaggi che scaturiranno dal ritorno del nucleare in Italia, il Governo italiano ha deciso di rilanciare un programma energetico nucleare, con l’obiettivo di raggiungere una quota del 25% del fabbisogno nazionale italiano previsto nel 2020 (circa 100 TWh/anno, su un totale di 400TWh/anno), che si traduce in una nuova capacità nucleare di circa 13.000 MW.

Conseguentemente a questa dichiarazione, il Parlamento ha intrapreso un’attività legislativa che ha portato all’emissione, il 23 luglio 2009 della legge 99/09: “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”. Questa legge stabilisce che gli impianti nucleari vanno considerati di “preminente interesse statale” e delega il governo ad adottare decreti che definiscano:

  • criteri sulla base dei quali saranno localizzati nel territorio nazionale gli impianti nucleari ed i sistemi di stoccaggio del combustibile e dei rifiuti radioattivi;
  • sistemi per il deposito definitivo dei materiali e dei rifiuti radioattivi;
  • procedure autorizzative per la costruzione, l’esercizio e la disattivazione degli impianti, nonché i requisiti soggettivi che devono essere in possesso degli operatori;
  • misure compensative per territori coinvolti (famiglie, imprese ed enti locali);
  • modalità di informazione e comunicazione in favore della popolazione;
  • sanzioni applicabili in caso di violazione delle norma previste dal decreto legislativo.

A seguito dell’emissione di questa legge, un decreto attuativo in cui vengono trattati gli argomenti sopra descritti è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 Febbraio 2010.

Accordi Italia – Francia

In occasione del summit Italia – Francia del 30 Novembre 2007, alla presenza del presidente francese Nicolas Sarkozy e del primo ministro italiano Romano Prodi, Enel e EDF hanno siglato il primo accordo che segna l’inizio della collaborazione tra le due aziende.

I contenuti dell’accordo prevedono, in dettaglio:

  • la partecipazione Enel con una quota del 12,5% al progetto di realizzazione di un’unità EPR (1.600 MW) nel sito di Flamanville;
  • la formazione specialistica on the job di risorse Enel da parte di EDF per Ingegneria, Costruzione ed Esercizio sul progetto Flamanville 3, per cui già circa 60 ingegneri Enel sono presenti a tempo pieno sul sito;
  • l’opzione per Enel di co-investire nella realizzazione delle successive 5 unità EPR che EDF svilupperà in Francia;
  • l’obbligo in capo a Enel di offrire ad EDF la possibilità di partecipare, su una base di MW per MW rispetto all‘investimento Enel negli impianti nucleari in Francia, in nuovi progetti basati sulla tecnologia EPR sviluppati da Enel.

Con questo accordo, nel 2007 è iniziata la collaborazione che è continuata nel 2009 e ha permesso la crescita e lo sviluppo del personale Enel in ambito nucleare insieme con una delle aziende con maggiore esperienza e leadership nel settore a livello internazionale.
Nel corso del 2009 sono avvenuti ulteriori accordi che hanno canalizzato questa collaborazione verso lo sviluppo del nucleare in Italia. Infatti, il 24 febbraio 2009, nel quadro del protocollo di intesa italo-francese per la cooperazione energetica, Enel e EDF hanno sottoscritto un Memorandum of Understanding che pone le basi per un programma di sviluppo congiunto dell’energia nucleare in Italia da parte delle due aziende, segnando cosi` un passo avanti concreto verso il ritorno all’utilizzo di questa tecnologia nel nostro Paese.
Quando sarà completato l’iter legislativo e tecnico in corso, le due società si impegnano a sviluppare, costruire e far entrare in esercizio almeno 4 unità della tecnologia EPR appartenente alla terza generazione avanzata, con l’obiettivo di rendere la prima unità operativa non oltre il 2020.

Per quel che concerne le caratteristiche generali, gli accordi prevedono anche:

  • la realizzazione delle unità mediante il modello architect-engineer simile a quello utilizzato a Flamanville per la gestione del progetto;
  • il vincolo gravante su entrambi i partner di un obbligo di esclusiva reciproca per l’utilizzo di tecnologia EPR in Italia.

Sviluppo Nucleare Italia

Per la fase di sviluppo del progetto, come anticipato dall’accordo di Febbraio 2009, a luglio 2009 è stata costituita una Joint Venture paritaria (50/50) – Sviluppo Nucleare Italia – tra Enel ed EDF, con l’obiettivo di predisporre uno studio di fattibilità dettagliato per ottenere la Final Investment Decision da parte dei Board delle due Società. Sviluppo Nucleare Italia è una società a responsabilità limitata di diritto italiano, ha la sua sede a Roma.
Inoltre, Enel ha espresso la volontà di partecipare all’estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con EDF per la realizzazione in Francia di altri 5 reattori EPR, a partire da quello che recentemente ha autorizzato il governo francese a Penly.
Questi accordi costituiscono uno sviluppo dei precedenti, firmati il 30 novembre 2007, e consentono a Enel di vedersi affiancare nell’ambito del progetto di rilancio del nucleare in Italia da un partner industriale come EDF, che ha in questo settore un’esperienza e una reputazione riconosciute a livello internazionale con la maggiore potenza installata nel mondo (63 GW), 58 reattori in servizio, e 1.640 anni-reattore di esperienza.

Perché EPR

La scelta di Enel a favore della tecnologia EPR è stata mossa da motivazioni concrete individuabili tra le eccellenze e le unicità tipiche dell’EPR.
Infatti l’EPR è l’unica filiera tecnologica di III generazione avanzata che puo` contare su:

  • 3 progetti in avanzato stato di realizzazione (Olkiluoto-3 in Finlandia, Flamanville-3, in Francia e Taishan 1 e 2 in Cina);
  • 1 progetto di prossima realizzazione in Francia (Penly, con entrata in esercizio prevista per il 2017) e nuovi progetti in Gran Bretagna (EDF attraverso British Energy);
  • disponibilità della progettazione di impianto e di specifiche tecniche delle apparecchiature, che consentono di avviare velocemente la procedura di qualificazione dei fornitori;
  • un processo di licensing che vede coinvolte molte Autorità di sicurezza (ASN in Francia, STUK in Finlandia, NII in Gran Bretagna, NRC negli USA), realizzando cosi` una sinergia in termini di verifiche di sicurezza che non ha precedenti nella storia dell’industria nucleare.

Quindi, l’adozione di un’unica tecnologia per tutti gli impianti costruiti da Enel ed EDF in Italia permetterà di sfruttare economie di scala (acquisto componenti, ritorno esperienza operativa, training del personale, parti di ricambio, scelte manutentive), ottimizzando i costi, e di ridurre i tempi previsti per l‘entrata in servizio della prima unità.
Infine Enel potrà capitalizzare il know-how acquisito attraverso la partecipazione al progetto di realizzazione dell’impianto EPR di Flamanville, nell’ambito del quale si sta svolgendo il programma di formazione specialistica on the job di risorse ingegneristiche Enel dal 2007.

La sicurezza dell’EPR

La tecnologia EPR è frutto di un approccio evolutivo della più recente tecnologia, che beneficia dell’esperienza acquisita in oltre trent’anni (e alcune decine di migliaia anni-reattore) di esercizio da progettisti e operatori su scala mondiale, ma soprattutto francesi e tedeschi.
In particolare l’EPR, rappresentando un impianto di terza generazione avanzata, mostra un sensibile miglioramento dell’efficienza produttiva rispetto agli impianti di generazione precedente (che equivale a generazione di maggiore quantità di energia con la stessa quantità di combustibile e, quindi, di minori quantità di rifiuti prodotti, migliore utilizzazione del combustibile, e prolungamento della vita utile di progetto dell’impianto), ma soprattutto della sicurezza intrinseca, mediante utilizzo di sistemi passivi o a larga ridondanza, sia a fronte di sequenze incidentali estreme finora non incluse nel progetto, sia con riferimento a situazioni di manutenzione. In tutti questi casi, la probabilità di insorgenza di situazioni estreme è stata abbassata a valori inferiori rispetto a quelli degli impianti attuali, per almeno un ordine di grandezza.

Anche gli eventi esterni più catastrofici, quali per esempio gli impatti di aeromobili con conseguente combustione del carburante trasportato, sono stati considerati fin dalle prime fasi della progettazione, giungendo a determinare uno speciale layout per le componenti sensibili di impianto (separate, e quindi non vulnerabili allo stesso momento) e un’adeguata serie di misure sia preventive che di mitigazione, spesso in grado di garantire addirittura la non sospensione dell’esercizio.

Il principio progettuale della difesa in profondità, ovvero l’adozione di più livelli di difesa indipendenti tendenti a prevenire l’insorgere di situazioni pericolose per il pubblico e l’ambiente, è stata quindi applicata sistematicamente anche a scenari incidentali estremi, sia interni che esterni, finora esclusi dalla progettazione dei reattori di generazione precedente, perché confinati a generiche fasi di verifica a progetto finito. Con riferimento a questi scenari, si e’ introdotto un miglioramento dei sistemi di controllo dell’operatore, un’estesa e sistematica applicazione del principio della ridondanza ai sistemi di sicurezza, nonché una serie di sistemi sia attivi che passivi atti a contenerne gli effetti all’interno dell’impianto.
Quindi, nonostante la bassissima probabilità di occorrenza di scenari incidentali estremi, l’EPR assicura adeguati mezzi di mitigazione delle conseguenze persino nel caso in cui fallisca l’azione di prevenzione, garantendo la minimizzazione dei rilasci di radioattività verso l’ambiente e, in conclusione, l’assenza di un eventuale impatto radiologico già a distanze molto prossime all’impianto stesso, la totale incolumità della popolazione residente nelle vicinanze e la non contaminazione dell’ambiente circostante.
Dal punto di vista dei rifiuti nucleari, l’EPR raggiunge una notevole riduzione del volume di rifiuti radioattivi ad alta attività rispetto alle generazioni precedenti, grazie al migliore sfruttamento del combustibile e alla ridistribuzione in aree concentrate dei sistemi a contatto con agenti radioattivi.

Formazione

Negli ultimi anni Enel ha ricostruito all’estero la cultura e l’esperienza necessarie, recuperando know-how sul nucleare con investimenti mirati in Slovacchia (dove Slovenské elektràrne gestisce impianti di tecnologia russa ed è in corso la costruzione di due nuovi reattori), in Spagna (dove Endesa gestisce impianti di tecnologia americana), in Romania (dove il Gruppo partecipa al progetto per il raddoppio della centrale di Cernavodă, di tecnologia canadese) e in Russia (dove è stato siglato un accordo con Rosatom per lo sviluppo congiunto di nuove centrali). Infine, in Francia, Enel partecipa, con EdF, alla realizzazione, nella centrale di Flamanville (Normandia), di un terzo reattore, di tecnologia EPR (European Pressurized Reactor).

La formazione sul nucleare è un’attività intensa e rigorosa, soggetta al controllo, alla valutazione e alla approvazione di WANO (World Association of Nuclear Operators) e IAEA (International Atomic Energy Agency). Ogni ruolo all’interno dell’organizzazione nucleare ha peculiari requisiti di formazione, in base alle caratteristiche dei compiti da svolgere. In particolare, gli operatori nucleari vengono qualificati a seguito di un programma di training intensivo a tempo pieno di 2-3 anni, che include test psicologici, teorici e pratici. Tutto lo staff viene formato sistematicamente e soggetto a periodiche valutazioni indipendenti.

In Spagna e Slovacchia esistono accordi consolidati basati sulla combinazione di organizzazioni di formazione interne ed esterne.

In Slovacchia, la formazione nucleare èeffettuata da Slovenské elektràrne con il supporto di società locali specializzate in formazione nucleare e riconosciute a livello internazionale. A ciò si aggiungono le strutture di simulazione e formazione di Slovenské elektràrne a Mochovce.
In Spagna, la formazione nucleare è effettuata da Tecnatom – una società di formazione e ingegneria accreditata a livello internazionale, posseduta dalle utilities spagnole (tra cui Endesa che detiene il 45%). Tecnatom ha strutture di training sia centralizzate che locali, con simulatori finalizzati a soddisfare le necessità degli impianti nucleari.

Per le attività nucleari italiane di Enel, la formazione dello staff è basata su trasferte in Endesa, Slovenské elektràrne e EDF. Importanti occasioni di “training on the job” sono le attività operative e di esercizio in Slovenské elektra`rne ed Endesa, dove le risorse sono direttamente impegnate negli impianti in funzione.
Nel caso di EDF, Enel beneficia del Know How Transfer Agreement che fa parte dell’insieme degli accordi relativi all’investimento Enel in Flamanville 3.
All’interno di questo accordo EDF forma personale Enel nelle attività ingegneristiche e di esercizio.
Ad oggi sono state inviate 54 persone e si prevede che nel corso del 2010 questo numero verrà incrementato ulteriormente. Nell’ambito del KHTA il personale distaccato in Francia sta inoltre svolgendo degli approfondimenti tematici elaborando documenti che consentono la diffusione all’interno dell’area delle conoscenze acquisite Nel frattempo, si stanno sviluppando accordi per realizzare una infrastruttura italiana per il training nucleare, appoggiandosi alle capacitàdi organizzazione formativa interne all’Azienda, Enel University e altri fornitori esterni.

In ogni sede, l’assunzione e l’introduzione idonea di laureati è un tema importante. Per stimolare la crescita delle capacità delle Università statali nelle aree rilevanti delle discipline di ingegneria nucleare, meccanica, elettrica e del controllo, Enel sta promuovendo collaborazioni per valorizzare curricula, offrire premi di laurea e borse di studio.
Dalla sua creazione, avvenuta nel 2006 a seguito dell’investimento in Slovacchia, che ha riportato nel portafoglio di Enel asset nucleari, l’Area Tecnica Nucleare ha incrementato notevolmente il suo organico, venendo di volta in volta incontro alle esigenze dettate dall’ingresso in nuovi business nucleari, come per esempio Endesa e l’accordo con EDF, alle attivitàdi integrazione e allo sviluppo del nucleare in Italia.
Altri ingegneri sono attualmente distaccati presso le strutture internazionali di IAEA (International Atomic Energy Agency) e WANO (World Association of Nuclear Operators), dove svolgono funzioni inerenti l’esercizio sicuro degli impianti nucleari, come ad esempio le peer review di WANO o le OSART mission di IAEA, in cui un gruppo di esperti analizza in dettaglio un impianto nucleare e fornisce suggerimenti finalizzati all’ottimizzazione di sicurezza e prestazioni.

La ricerca

Con l’aumento del ruolo del nucleare nel parco di generazione del gruppo Enel, sta aumentando la consapevolezza di come la sostenibilità di questa fonte di energia dipenda in maniera significativa dall’investimento nella ricerca, indispensabile per sviluppare e mantenere le competenze scientifiche ed industriali per un esercizio sicuro degli impianti.
Enel sta pertanto definendo la propria strategia di ricerca, che si svilupperà secondo due linee principali:

  • da un lato Enel intende partecipare, con un ruolo guida attivo, al rilancio della ricerca nucleare in Italia, al fine di ricostituire un solido patrimonio di conoscenze, indispensabile per il nuovo programma nucleare italiano;
  • dall’altro Enel si sta muovendo sulla strada dell’integrazione delle risorse a livello di gruppo, in particolare coordinando il dialogo fra le realtà spagnole e quelle slovacche, con l’intenzione di inserirsi attivamente in questo processo con risorse proprie.

La Società del Gruppo che attualmente investe maggiormente nel settore della ricerca nucleare è Endesa, con un budget annuale di circa 3 milioni di euro, ripartito su vari filoni, avendo come principali obiettivi l’estensione di vita degli impianti e l’eccellenza operativa, con priorità alla sicurezza nucleare e alla protezione radiologica dei lavoratori e della popolazione. Un ulteriore obiettivo è quello della valutazione delle tecnologie per eventuali nuovi impianti.
Le risorse che Endesa dedica alla ricerca nucleare si concentrano sulla partecipazione al programma di ricerca nazionale spagnolo, in collaborazione con centri di ricerca, università, autorità di controllo ed altre imprese del settore, nonché su programmi europei e americani. In questo modo si ottiene un benefico effetto moltiplicatore, con ricadute importanti che vanno ben al di là di quanto si potrebbe raggiungere operando in maniera isolata.

Slovenské elektràrne sta dal canto suo operando per la costituzione di un centro di eccellenza nazionale, dove le attività di ricerca svolte da università, centri di ricerca e imprese trovino una naturale collocazione, e che possa configurarsi come interfaccia verso l’Unione Europea. Il centro opererà innanzitutto con lo scopo di ricostituire un ambiente propizio alla formazione di giovani ricercatori e tecnici, in secondo luogo per garantire il necessario supporto all’esercizio degli impianti e infine per partecipare con un ruolo più rilevante ai programmi di sviluppo comunitari nel settore delle tecnologie nucleari avanzate.

La cultura della sicurezza e la gestione dei rifiuti radioattivi

Il Gruppo Enel è associato a INPO (Institute of Nuclear Power Operations) tramite Slovenskè elektràrne e a WANO (World Association of Nuclear Operators), riferimenti internazionali fondamentali per assicurare il processo di miglioramento continuo e la spinta alla diffusione delle best practice nel nucleare. Inoltre, Enel ha distaccato una risorsa presso la IAEA (International Atomic Energy Agency), istituzione sotto l’egida ONU, preposta alla sorveglianza sulla sicurezza del nucleare civile e sulla alla rischio di proliferazione.
In Slovenské elektràrne e in Endesa sono svolte regolarmente attività per la sicurezza nucleare, come la gestione “in qualità” dei processi, la radioprotezione e la nuclear safety oversight
sugli impianti. Quest’ultima attività prevede il monitoraggio continuo della gestione in sicurezza degli impianti, in modo da fornire ai vertici del Gruppo un quadro sistematico sulla situazione impiantistica, favorendo contemporaneamente lo scambio delle best practice e il miglioramento continuo della sicurezza negli impianti. Comitati di esperti internazionali forniscono, inoltre, una revisione costante e indipendente delle attività degli impianti sia di Endesa sia di Slovenské elektràrne, a integrazione dei processi di nuclear oversight di gruppi multinazionali.
Sia in Slovacchia sia in Spagna la gestione dei rifiuti radioattivi non viene svolta dagli operatori (rispettivamente Slovenské elektràrne ed Endesa), ma da società esterne, che vengono remunerate attingendo al fondo accantonato durante l’esercizio degli impianti.

In Slovacchia, le attività di gestione dei rifiuti radioattivi e dello spent fuel sono affidate a Javys, società statale incaricata anche del decommissioning degli impianti.

  • I rifiuti radioattivi a media e bassa attività (quelli con tempo di decadimento della radioattività pari a 20:30 anni per la bassa e a 300 per la media) provenienti dalle centrali nucleari in esercizio o in fase di decommissioning - cosi` come quelli provenienti dai centri di ricerca, dai laboratori e dagli ospedali - vengono condizionati (tramite vetrificazione e altri processi), per poi essere smaltiti nel deposito nazionale in funzione dal 2001, situato nelle vicinanze della centrale di Mochovce.
    Per quanto riguarda, invece, i rifiuti ad alta attività (quelli con tempo di decadimento della radioattività pari a migliaia di anni), tra i quali è compreso il combustibile esaurito, non è ancora in esercizio un deposito geologico definitivo: attualmente il combustibile, una volta completato il proprio ciclo, viene immesso per circa tre anni apposite in piscine, situate all’interno dell’impianto stesso, viene ed in seguito viene conferito ad un deposito ad interim, situato presso il sito di Bohunice; è in corso uno studio per la realizzazione di un deposito geologico definitivo, la cui entrata in servizio è prevista tra circa 30 anni.
  • In Spagna si riscontra una situazione molto vicina a quella slovacca. Le attività di gestione dei rifiuti radioattivi e di decommissioning sono affidate alla società statale Enresa.
    I rifiuti a media e bassa attività vengono opportunamente trattati e successivamente immessi nel deposito definitivo di El Cabril, nella provincia di Cordoba (Andalusia).
    I rifiuti ad alta attività, prevalentemente costituiti da combustibile esaurito, vengono provvisoriamente conservati nei siti di provenienza, in piscine o in depositi a secco. È allo studio un deposito centralizzato superficiale ad interim, in cui si prevede di lasciare i rifiuti ad alta attività per sessanta anni; esso sarà annesso a un parco tecnologico, che rappresenterà un polo di eccellenza per la ricerca e lo sviluppo nucleare del Paese; nel corso del 2010 ne sarà stabilita l’ubicazione e, in tempi brevi, se ne prevedono il completamento e l’entrata in servizio .
    Il deposito temporaneo permetterà di posticipare le decisioni in merito alla gestione del combustibile esaurito, che potrà quindi essere stoccato in un deposito geologico definitivo oppure riprocessato e utilizzato nei reattori di quarta generazione, a seconda della disponibilità di nuove tecnologie.

Occorre specificare che il combustibile esaurito è costituito da prodotti di fissione solamente nella misura del 3% circa; la restante parte è per il 96% circa costituita da uranio e per l’1% circa da plutonio (prodotto secondario). Nel caso di riprocessamento, sia l’uranio che il plutonio residui possono essere destinati alla produzione di nuovo combustibile.
In ogni caso tutte le operazioni relative alla gestione dei rifiuti vengono svolte adottando criteri e standard di qualità, allineati alle best practice di settore, che assicurano la salvaguardia dell’ambiente, della popolazione e delle generazioni future.