EU9 - Provvedimenti per il decommissioning di centrali nucleari.
I
costi di decommissioning di centrali nucleari possono essere stimati per
singoli impianti con una ragionevole accuratezza, basandosi sulle diverse
esperienze internazionali in USA (ad esempio Shippingport), Gran Bretagna (ad
esempio Berkeley) ecc. Specialisti indipendenti forniscono stime di costo
aggiornate periodicamente, in modo tale da informare sia le utilitiy sia i
gestori dei fondi. Le attività di decommissioning e di gestione del relativo
fondo sono generalmente coordinate da enti che operano sotto la supervisione
degli organi governativi competenti.
Enel
e le sue controllate, in base ai parametri stabiliti dalla legge nazionale di
riferimento, sono responsabili dell’alimentazione dei fondi dedicati per
assicurare, per quanto possibile, che nessuna responsabilità od onere cada
sulle generazioni future.
In
totale Enel nel 2009 ha cumulato nell’accantonamento per i vari fondi di decommissioning
3.054 milioni di euro.
In Italia, un piano nucleare nazionale
non può prescindere dalla definizione di criteri puntuali riguardanti la
strutturazione di un fondo di decommissioning.
Proprio
per questo, nel decreto legislativo approvato n. 31 del 15 febbraio 2010, sono
presenti due articoli (20 e 21) relativi allo smantellamento degli impianti e all’istituzione
e gestione del fondo.
Mentre
l’articolo 20 fa riferimento a Sogin S.p.A.(Società Gestione Impianti Nucleari,
con il compito di gestire il decommissioning degli impianti nucleari italiani
spenti dopo i referendum abrogativi del 1987), che, una volta conclusa la vita
utile della centrale, prenderà in gestione le operazioni di smantellamento, l’articolo
21 si sofferma sulle modalità di finanziamento e gestione del fondo, come ad
esempio l’annualità dei versamenti, la revisione delle stime di costo e la necessità
di effettuare un benchmark dei costi con riferimento alle analoghe esperienze
internazionali.
Enel,
in qualità di titolare dell’autorizzazione unica, sarà quindi responsabile dell’alimentazione
del fondo di decommissioning, per un ammontare commisurato alle stime di costo
correlate alle attività di smantellamento.
Sul
piano internazionale, Enel è presente come operatore nucleare in Spagna e
Slovacchia,
dove il decommissioning è regolamentato da normative nazionali e gestito a
livello locale.
Per
quanto riguarda invece la partecipazione a Flamanville 3 in Francia, il contributo
di Enel al fondo di decommissioning è definito negli accordi siglati con EdF
(Électricité de France).
Attualmente
in Slovacchia le
attività di decommissioning sono relative a due impianti di Enel: l’impianto A1
e l’impianto V1, entrambi sul sito di Bohunice. Il primo è un piccolo impianto
di 143 MW che ha operato fino agli anni ’70, mentre il secondo consiste nelle
due unità Bohunice 1 e 2, ciascuna da 440 MW, spente definitivamente nel 2006 e
nel 2008. Attualmente sono allo studio tre diverse alternative del processo di
decommissioning di Bohunice V1. Esse saranno valutate in base al costo, alla
fattibilità tecnica, alla radioprotezione e salute dei lavoratori e della
popolazione, e alla salvaguardia dell’ambiente.
Come
in ogni altro paese nucleare (o che è stato nucleare in passato), anche in
Slovacchia le attività di decommissioning sono regolate da apposite leggi: una
prima legge emessa nel 1994 e le successive modifiche, tra cui quella numero
238/2006. Esse stabiliscono le attività da considerare nel decommissioning e la
metodologia di finanziamento e gestione del fondo.
Il
fondo nucleare è un’entità legale indipendente, amministrata dal Ministero dell’Economia
e dotata di strutture organizzative proprie, tra cui il “Board of Trustees”,
incaricato di fornire su base annuale una stima indipendente dell’ammontare del
fondo.
Il
21 maggio 2008 è stata inoltre approvata la strategia del Governo sulle modalità
di copertura del fondo di decommissioning per le attività nucleari, sia per la
copertura dei costi futuri sia per la copertura dello shortfall esistente.
L’alimentazione
del fondo è di responsabilità delle utility che gestiscono gli impianti
nucleari e quindi di Slovenské elektrárne, mentre le attività di decommissioning
sono gestite dalla società Javys, 100% a partecipazione statale.
Per
l’alimentazione del fondo di decommissioning, a fine 2009 l’ammontare totale dell’accantonamento
cumulato è di 2.728 milioni di euro (2.696 milioni di euro al 31 dicembre
2008), relativi agli impianti V1 e V2 a Jasklovske Bohunice ed EMO 1 ed EMO 2 a
Mochovce, nei quali sono inclusi il fondo per lo smaltimento scorie nucleari
per 261 milioni di euro (271 milioni di euro al 31 dicembre 2008), il fondo per
lo smaltimento combustibile nucleare esausto per 1.604 milioni di euro (1.547 milioni
di euro al 31 dicembre 2008) e il fondo per lo smantellamento impianti nucleari
per 863 milioni di euro (878 milioni di euro al 31 dicembre 2008). I tempi stimati
per l’esborso finanziario degli oneri tengono conto delle attuali conoscenze applicabili
in tema di regolamentazione ambientale, dei tempi operativi utilizzati per la
stima degli oneri, nonché della criticità connessa all’arco temporale molto
lungo in cui tali costi si potrebbero manifestare. L’attualizzazione degli
oneri inclusi nei fondi è stata effettuata utilizzando tassi compresi in un
intervallo tra l’1,86% e il 4,52%.
È
stato inoltre istituito dalla Comunità Europea un ulteriore fondo, il fondo internazionale
per il decommissioning di Bohunice (BIDSF), amministrato dalla European Bank fo
Reconstruction and Development (EBRD), gestito da Javys e da consulenti
esterni, che ad oggi ammonta a circa 180 milioni di euro.
In Spagna
gli attori
coinvolti sulle le attività di decommissioning sono l’Autorità regolatoria, il
CSN (Consejo de Seguridad Nuclear), che definisce le leggi da applicare, il
Ministero dell’industria, del turismo e del commercio (MITYC, Ministerio de
Industria, Turismo y Comercio), chiamato in causa per fornire parere
vincolante, e la società statale ENRESA (Empresa Nacional de Residuos
Radiactivos, S.A.), alla quale viene temporaneamente trasferita la proprietà
del sito e che si dovrà occupare della gestione diretta delle operazioni di
smantellamento dei residui.
Le
leggi che regolamentano le attività di smantellamento di impianti nucleari sono
i decreti regi 1836/1999, 1522/1984 e 1349/2003.
Il
finanziamento del fondo avviene secondo diverse modalità:
- supplemento nella tariffa elettrica, il cui importo viene definito dal MITYC su base annuale (ad esempio nel 2006 il supplemento era pari a 0.21% per i clienti privati e 0.60% per le aziende);
- supplemento sul costo di generazione, pagato dalle utilities in proporzione all’energia prodotta da impianti nucleari. Anche in questo caso l’importo è stabilito su base annuale dal MITYC (ad esempio nel 2006 variava tra 0.214 e 0.25 c€/kWh);
- fatturazione ad altre installazioni nucleari che avranno necessità di effettuare il decommissioning a fine vita;
- addebito di somme per altri scopi alle società che generano rifiuti radioattivi; ad esempio si parla di contributi nel campo della medicina e dell’industria.
Questi
fondi sono amministrati da ENRESA , sotto la supervisione degli organi governativi
competenti.
Per
quanto riguarda il fondo di decommissioning l’accantonamento cumulato a fine 2009
è pari a 326 milioni di euro (187 milioni di euro al 31 dicembre 2008) relativi
agli oneri che verranno sostenuti al momento della dismissione degli impianti
nucleari da parte di ENRESA. La quantificazione degli oneri si basa su quanto
riportato nel Contratto tra ENRESA e le società elettriche, approvato dal
Ministero dell’Economia spagnolo nel settembre del 2001, che regola l’iter di
smantellamento e chiusura degli impianti di generazione nucleari. L’orizzonte
temporale coperto corrisponde al periodo di tre anni compreso tra l’interruzione
della produzione e il passaggio a ENRESA della gestione dell’impianto
(post-operational costs).
In Francia
in data 24
febbraio 2009 nel quadro del Protocollo di Intesa italo-francese per la
cooperazione energetica, Enel ed EdF hanno firmato un Memorandum of Understanding
(MoU) che pone le premesse per un programma di sviluppo congiunto dell’energia
nucleare in Italia da parte delle due aziende. In particolare, al termine dell’iter
legislativo e tecnico per il ritorno del nucleare in Italia, Enel ed EdF si
impegnano a sviluppare, costruire e far entrare in esercizio almeno 4 unità di
generazione, avendo come riferimento la tecnologia EPR (European Pressurized water
Reactor), il cui primo impianto è in costruzione a Flamanville 3 in Normandia e
che vede la partecipazione di Enel con una quota del 12,5%.
L’accordo
siglato da Enel ed EdF per la partecipazione all’impianto di Flamanville 3
prevede un contributo di Enel alle spese di decommissioning in proporzione alla
quota acquisita, che avverrà in un’unica soluzione alla data di inizio del funzionamento
nucleare dell’impianto, che si stima sarà il 2012.


